Magjip
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Non tutti in Albania sanno chi sono i magjip e a quale gruppo sociale immediatamente si voglia far riferimento. Sono meravigliosamente e incredibilmente uguali a se stessi da moltissimi anni e credo non sia cambiata tanto la loro condizione di vita. Negli anni andati Tarabosh era un sobborgo di campagna e di rocce affioranti, decisamente lontano dal centro della città, distinto per le sue cave, visitato solamente grazie alla presenza imponente del castello di Rozafa.
Quando superi lo storico ponte di legno sul fiume Buna, proprio nei paraggi della nostra casa, ti accorgi che i magjip usano tanta acqua per allontanare i rifiuti. Sembrano volerli tenere a distanza e poi magari ne creano a bizzeffe, gettando qualsiasi tipo di immondizia davanti l’uscio di casa. I cani li accompagnano e, anche se lo sembrano, non sono randagi. In genere cani malaticci e rassegnati a condividere la stessa sorte dei loro padroni. I bambini non so cosa mai farebbero, se non avessero avuto da un certo tempo in qua l’opportunità di un’istruzione dentro le casette del Villaggio della Pace. I ragazzi che invece continuano a raccattare qualsiasi tipo di ferraglia o di plastica usata, giungono di tanto in tanto nel villaggetto con i loro tricicli motorizzati. Uno poco più grande d’età magari guida, pur non avendo patente. Un altro con le gambe penzoloni fuori dal mezzo di fortuna si gode il vento che lo colpisce in fronte e nei capelli. Già pensa che il grosso del lavoro per quella giornata è stato fatto. Un terzo potrebbe scaricare il contenuto del motociclo, una volta giunti a destinazione.
In questo senso nella piccola comunità il lavoro sembra essere abbastanza organizzato e le giornate si affastellano l’una all’altra, senza dare a nessuno di loro tutto il peso della necessaria sussistenza o di come procurarsi il meritato riposo. Un gradino di pietra per sedersi, un cane o un gatto che ti fa compagnia, un mozzicone di sigaretta con cui accendere la successiva, una radio sempre in funzione. I magjip del nostro piccolo quartiere sembrano non essere in buoni rapporti con i dirimpettai, sulla collina di fianco al castello, subito alle pendici di quella storica costruzione. Dicono che si tratti di rom meglio organizzati, forse più integrati nel tessuto sociale della città, capaci di gestire più ordinatamente le loro attività lavorative. Forse qualcuno nel tempo ha giocato riuscendo a contrapporre le diverse estrazioni o ceppi di popolazione senza fissa dimora.
A Tarabosh hanno innalzato una moschea, che in effetti ha l’aspetto di una piccola casa di preghiera, senza infissi, non finita, mentre il minareto si slancia verso l’alto ed è naturalmente e simbolicamente rappresentativo della fede musulmana. Non so quanto i magjip tengano alla loro tradizione islamica o invece a chi li aiuti concretamene a sbarcare il lunario. Giovedì 18 giugno sarà il primo giorno del Ramadan, il mese lunare che prescrive il digiuno sino all’ora del tramonto. Andrà avanti fino al 18 luglio, inizio del mese di Shawwàl, quando si festeggia la fine del digiuno (Id al-Fitr).
Ad una bambina bionda, che non diresti mai di etnia magjip, una mamma con pazienza e spensieratezza sistema l’acconciatura. Le intreccia i capelli e la fa ancora più bella. Così usano fare anche le mamme africane, sfruttando i doni che la natura con abbondanza concede ai bambini. Scorrono le ore e si prova a guardare se mai qualche sconosciuto viene a sostare nei dintorni. Meglio uno straniero, chissà magari un italiano, che in Albania è sempre ben accolto e facilmente rintracciabile. Se non arriva lo straniero, invece puntualmente c’è il carretto con il commerciante che vende il gelato o un po’ di carne arrostita al modo tipico albanese. Meraviglia anche vedere un magjip, uomo o donna, sputare per terra: come lo fa lui/lei, non lo fa nessun altro. Per donne e bambini la vita si svolge di giorno seduti per terra, innanzi all’ingresso di casa. I grezzi tappeti domestici vengono messi al sole e prendono un po’ di calore, di aria e di musica dopo il silenzio della notte breve. Sicuramente li rilasceranno la notte seguente.
Il paralitico del gruppo forse è più di uno e si fa vedere in giro per chiedere l’elemosina, lui pure, in eterno, senza mai cambiare il corso degli eventi o venire da loro compromesso. Un’amputazione o un altro handicap che diventa lasciapassare e licenza di mendicare, lyp, per tutta la vita. A volte con tre sole lettere dici in albanese più che in italiano. Si tratta di una condizione ai nostri occhi disperata.
Fra Pier Giorgio Taneburgo



